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Sabato 30 agosto 2014

L'emozionante serata al rifugio "Duca degli Abruzzi" (MO) raccontata con le parole di Lorenzo Carpanè, giurato del Premio ITAS del Libro di Montagna:

Morbide? Sì, ma non solo. Forse meglio “avvolgenti”. Come le nuvole che andavano e venivano non sopra di noi, ma in mezzo a noi.
Come le luci, che passavano dall’indaco al rosso affocato, al grigio tenue, fino al nero e poi ancora all’azzurro. Come le melodie, di Grieg o di Bach, suonate da un sax tenore, capace anche di imitare i passi e i movimenti dell’iuomo e della natura. E le parole di prosatori e giornalisti, poeti e alpinisti, che sono risuonate anch’esse nell’aere puro.
È un sogno? Un’atmosfera da fantasy?
No, è semplicemente la realtà di un sabato sera, lo scorso sabato 30 agosto, fuori da un rifugio che porta il nome di un grande esploratore, il Duca degli Abruzzi, e sta lungo un confine che separava un tempo due stati (o staterelli?), il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa, due ceppi linguistici, quello gallo-celtico e quello etrusco, due pani, uno sciapo e uno sapido. Ma che ora unisce anch’esso il Bel Paese dove il sì suona.
E la lingua di Dante è risuonata a lungo, tra avventure caucasiche, poesie dolomitiche, stupori alpini, vicende di animali erranti, rimpianti di donne tradite dal destino, tutte tratte dai libri che hanno fatto grande quello che è il principal concorso di letteratura di montagna.
I suoni delle parole lette da Max Goldoni si sono mescolati ai suoni delle note suonate da Daniele Faziani e al soffio, ora lento, ora veloce, dell’aria che lenta s’annerava.
Tutto attorno il silenzio, complice del piacere di ascoltare.
Finché l’ultima nota e l’ultima parola si sono spente; e un bagliore rosso laggiù, all’orizzonte occidentale, ha acceso per un attimo le nuvole.
Sono gli istanti in cui ogni freddo scompare e «in petto ci scrosciano / le loro canzoni / le trombe d’oro della solarità».

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