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Nelle parole di Lorenzo Carpanè, giurato del Premio ITAS del Libro di Montagna, tutte le emozioni del terzo e ultimo appuntamento di “Parole appese” al rifugio "Giovanni Mariotti" (PR)

“Vaghe stelle dell’Orsa…”. Ebbene sì, scomodiamo anche Leopardi, ma non si può non fare. Non si può quando, a sera già inoltrata, si apre uno spettacolo che richiede parole che solo i poeti sanno dire.
Si esce dal rifugio e subito davanti ti accoglie lo specchio del lago; uno specchio talmente trasparente, che sembra quasi non ci sia l’acqua e vi si possa camminare.
Poi, basta spostarsi di qualche metro, uscire dal cono di tenue luce che esce dal rifugio e si è inondati dal buio della notte. Ed allora si compie la magia: si alzano gli occhi e si scopre un cielo così pieno di stelle, così nitido, che commuove.
Le vaghe stelle dell’Orsa si lasciano quasi toccare e, insieme a loro, “quel nodo quasi di stelle”, che chiamiamo Via Lattea. La luce si trova nelle tenebre.
Tutto questo, dopo che la sera era stata inondata da altre emozioni: tra le altre, la lettura dei “Fogli del capitano Michel”, in cui Claudio Rigon raccontava la Grande Guerra attraverso delle carte ritrovate in un museo vicentino.
E mentre Massimo Max Goldoni leggeva quelle storie, risuonava nella conca del lago l’Inno alla gioia di Beethoven. Ne abbiamo goduto noi tutti dopo la pur leggera fatica della salita.
Un altro ossimoro, un’apparente contraddizione: il piacere dopo la fatica, la gioia dalla guerra, la luce nelle tenebre. Che sia una spiegazione della vita?