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5 maggio 2015

In compagnia di Enrico Brizzi, e di alcuni degli autori vincitori del Premio ITAS, anche quest'anno si è svolto il "racconto itinerante". Meta della passeggiata di quest'anno, il Doss Trento, sopra la città. 

Il racconto della giornata, scritto da Lorenzo Carpanè, giurato del Premio ITAS

«Certo, chiamarla montagna… Il panorama c’è, (poca) fatica anche. Ma tutt’al più una collinetta…» dice Alessia.
Ebbene sì, il Doss Trento non è di sicuro la Marmolada (la più alta delle Dolomiti) e nemmeno il Bondone (la montagna di Trento). È una collinetta, strana per forma, che si erge alla destra dell’Adige, luogo forse di insediamenti preistorici, e che ora ospita il monumento a Cesare Battisti (Cesare, il combattente non Lucio il cantante!).
Perché Alessia è una che in montagna ci va e la passeggiata del 5 maggio da Casa ITAS al Doss Trento è stata proprio una passeggiata. Ma con Alessia c’erano anche molte altre ragazze e molti altri ragazzi, e anche adulti. E insieme a loro tre scrittori: Enrico Brizzi, Sofia Gallo e Tanis Rideout. L’Enrico, che è anche il presidente di Montagnav(v)entura, ci ha condotto su per le irte (?) scale e al primo spiazzo possibile, salito su un muretto, qual giovine agile e snello, con voce sognante ha a tutti i cento e più presenti espresso la sua meraviglia per la scrittura. E poi, da cavalier qual egli è, ha lasciato la parola alla transoceanica autrice Tanis (cui il cognome è Rideout) e alla transpadana (nel senso di Piemontese) Sofia (Gallo, a tradire lontane parentele transalpine?).
Così, tra accenti diversi (e lingue diverse) le due autrici hanno detto la loro, con passione e partecipazione, raccogliendo anche le domande che dal pubblico dei più giovani venivano lor porte, dapprima con qualche timidezza, poi sempre più forti e chiare, pure nella lingua che s’usa di là del mar.

E mentre il sole ci baciava, abbiamo poi ripreso il cammino, fin su, sulla cupola antica del Doss. E lì, taciuto del ristoro, ci s’è stretti attorno al palco, che sempre costì dimora, e alla Francesca (Sorrentino di cognome, Trentina di dimora). È essa fanciulla dai capelli neri e dagli occhi scuri, ma dolci, e soprattutto di voce intensa e soave, che, svettando su quel sopralzo, ci ha portato a spasso tra le pagine in salita e in discesa (ché di monti trattano) di autori dai nomi molto usati, quali un Petrarca o un Calvino, ma anche dello stesso Brizzi Enrico, che di cammino e montagna scrive assai (e bene).

E la voce dei lor libri si è sparsa al vento, che soffiava leggero e frusciar facea le fronde. Qual peccato fu lasciare quel locus amoenus? Eppur così si fece, per scendere giù a valle, tra i rumori quotidiani, ma per arrivare di nuovo tra le nuove architetture delle Albere e far sì che ai giovin scrittori toccasse la loro parte di gloria.
Tra le vetrate della sala del Maggior Consiglio d’ITAS, scortati da Marzola, Vigolana, Bondone, Calisio che si stagliavano nel blu, ognuno ha avuto il suo guiderdone (premio, riconoscimento).
A noi tutti presenti il dono di sì bella giornata, tra parole vere, profonde, belle; tra visi ed occhi di giovani di davvero belle speranze.

Guarda le immagini delle giornata (pdf)