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I vincitori di Montagnav(v)entura 2016 vincono un fondo pensione aperto PensPlanPlurifonds di ITAS Vita del valore di 1.000 euro 

Vince la sezione "fantasy" NICOLO' PATRONE con "Il sogno di Dora"

La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Il sogno di Dora di Nicolò Patrone ha un pregio che si è imposto immediatamente alla nostra attenzione: a differenza della maggior parte dei racconti scritti da giovani narratori, dove la raffigurazione delle scene, basata sulla vista, la fa da padrona, qui è sfruttata tutta la gamma dei sensi a nostra disposizione, a cominciare dall’olfatto. L’incipit è dedicato all’odore dello zenzero, ma abbiamo anche le sensazioni cutanee del calore sulla pelle, delle carezze, del gelo; sensi vigli e attivi anche in assenza: la giovane protagonista non ha voglia di mangiare, e i canti delle notti di festa ci arrivano soltanto attraverso l’eco dolce che rimane in testa l’indomani. È una scrittura precisa e delicata, grazie alla quale la geografia degli affetti prende connotazioni esatte. “Ci mise poco a prepararsi. Indossò le scarpine di cuoio e vestì la sua mantella di lana grigia, con il cappuccio e quei bottoni di legno che lei stessa aveva cucito. Vide poi mamma e papà addormentati sulla panca: respiravano piano, stretti in un abbraccio forte che esprimeva amore e tenerezza. Mandò loro un bacio e aprì la porta. La neve fuori, sotto la luce della brace che ancora brillava nel camino, divenne per un attimo di un rosso splendente; quando tornò al consueto candore ogni protezione, certezza e comodità erano rimaste indietro, insieme a casa sua. Non aveva mai creduto di riuscire a barattarla in così pochi minuti per le pianure spoglie e infinite, e mai aveva pensato di essere in grado di scambiare le profondità delle coperte per una vetta distante. Eppure lo fece”. Si dice che il sublime risieda nei dettagli, ed è a questa massima che ci ha fatto pensare il racconto: la sua morale è semplice, ma il suo valore risiede nella precisione con la quale le parole di Nicolò bussano alla porta del cuore di ognuno di noi.

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Vince la sezione "r@cconto" EMMA BRESCIANI con "C'erano una volta le montagne"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Con C’erano una volta le montagne, Emma Bresciani ci regala una pagina di archeologia del futuro: il racconto ha la forma di una pagina di diario, la cui datazione non può che lasciarci meravigliati sin dall’inizio. Siamo infatti in un ambiente familiare, a Riva del Garda, ma ci troviamo nell’anno 2094. Dentro una scatola impolverata, appare un oggetto che arriva da un passato lontano: è uno smartphone appartenuto alla nonna, e la sua memoria riconsegna un’immagine in cui la stessa appare giovane, con le trecce lunghe fino alla schiena, in compagnia di un ragazzo sbarbato e dai capelli corti, nonno Giulio. “Ho guardato meglio l’immagine. Prendendo confidenza con l’iPhone riesco ad ingrandirla, ma dove si trovano i nonni? Come fanno ad essere così in alto? Poi mi giunge un’illuminazione. Come ho fatto a non pensarci prima? Sono su una montagna! Ormai come ben sapete, le nostre montagne non sono diventate altro che colline erose dallo smog e dall’inquinamento, nere e morte. Sembrano cumuli di cenere sedimentata, pronti a crollare da un momento all’altro, non accessibili per nessuna ragione al mondo, pericolose e tossiche. Ma nella foto no. Sono sulla cima che è piena di alberi verdi e di tanto in tanto un po’ di candida neve”. Impariamo così, per differenza, che nel giro di settant’anni, il destino delle montagne maestose che ci circondano si è inverato nella maniera peggiore possibile: la grande bellezza ha lasciato spazio a uno scenario devastato, tossico, da dopo-bomba. A chi spetti far sì che, nel mondo reale, l’avvenire sia diverso non è un mistero: è da noi che dipende il futuro dell’umanità e della natura che ci circonda. Se vogliamo che anche i nostri
figli e nipoti possano godere di uno scenario degno per i loro amori di domani, ci avverte Emma, siamo chiamati a impegnarci senza perder tempo a partire da oggi. 

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Vince la sezione "r@cconto" CHIARA TOSONI con "Il sogno"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Con Il sogno, Chiara Tosoni ci trasporta nel tempo, e questa volta si tratta di un viaggio all’indietro:riavvolgendo il nastro degli anni, ci troviamo in una dimensione onirica propria del passato, quando la vita delle piccole comunità di montagna era scandita dall’alternarsi delle stagioni, il suono delle campane e le preghiere rituali facevano la funzione degli orologi e la socialità era delegata al “filò nella stalla del Bepi”. Anche allora, però, c’erano madri ansiose e fratellini giudiziosi, bambini monelli e ragazze superbe, come la Bruna, che camminava impettita nel suo vestito nuovo e sciorinava i nomi di tutti quelli che le andavano dietro. E, naturalmente, anche allora le fanciulle arrossivano pudiche nell’incrociare lo sguardo di un  giovanotto deciso a far loro la corte. “Il venerdì gli sguardi grigioazzurri di Michele, un ragazzotto della contrada vicina, si incrociavano puntualmente con i suoi, facendole divampare le guance e abbassare gli occhi sui ferri per far finta di concentrarsi sul dritto-rovescio piuttosto che sulle sue spalle larghe. Quando se ne accorgeva, la madre le lanciava qualche occhiata indecifrabile, ma l’importante era che la cosa non fosse carpita anche dal Luigi che avrebbe fatto partire un coro canzonatorio nei suoi confronti”. Sotto la superficie dei modi e della lingua che cambiano una stagione dopo l’altra, le sensazioni più profonde delle ragazze di oggi e di quelle di ieri non sono poi tanto diverse. Chiara lo sa, e impiega questa consapevolezza per raccontarci con parole esatte quello che, alla fine, tiene al mondo ognuno di noi: la capacità di muoverci fra i nostri simili, di misurare le oscillazioni del tempo, e di confidare con forza nell’arrivo di un giorno speciale, diverso da tutti gli altri che l’hanno preceduto e capace di cambiare in meglio la nostra vita. 

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Vincitore categoria 11-15 GIULIO ARGENTIN con "Il ragazzo della montagna"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Il ragazzo della montagna di Giulio Argentin è la storia di un ragazzo che, come tanti di  noi, anche non più giovani, decide di portarsi in quota alla ricerca di pace ed essenzialità. Ci è piaciuto perché, nel leggerlo, sembra di intravedere il viaggio parallelo del protagonista e dell’autore. Entrambi, nel corso del loro viaggio, imparano a dare un nome alle cose – quelle che si vedono, come le cime e i punti di riferimento lungo il percorso, e quelle invisibili, ovvero le sensazioni. Come ogni viaggio che si rispetti, anche questo non si riduce a un semplice spostamento nello spazio, ma comporta un cambiamento profondo. “C’era un gran silenzio tutto intorno. Non sapeva se un giorno avrebbe compreso ciò che gli era accaduto. Si domandava cosa fosse successo. Non era più lo stesso. Per quanto avesse studiato, vissuto ed incontrato, questo non gli era mai capitato. Qualcosa si era mosso, dentro e fuori di lui. Qualcuno aveva ascoltato i suoi pensieri e gli aveva parlato e insegnato attraverso le cose del mondo. Era stata la lezione più profonda e più bella. Senza una parola. Senza riflesso visibile. Senza un maestro che gli indicasse la via tracciata”. Anche noi, come il protagonista di questa storia, siamo chiamati a volte a compiere passi determinanti in completa solitudine: se pure abbiamo la fortuna di ritrovarci come il protagonista in compagnia di animali benevoli, sono i momenti in cui emerge con più forza e nobiltà la nostra natura di esseri umani.

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Vincitore categoria 11-15 MARCO MOLINAROLLI con "Fino all'alba"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Fino all’alba di Marco Molinaroli è una storia di amore fraterno e di amicizia, ma anche un viaggio nel tempo e nelle profondità segrete della terra: poche righe, e comprendiamo di trovarci nel Trentino di parecchi secoli fa, quando la ricchezza di cui pochi potevano godere andava faticosamente estratta dai cunicoli bui delle miniere nelle quali in tanti rischiavano la vita. Il destino dei minatori, alcuni originari del territorio e altri provenienti dalle vallate di lingua germanica, ci ricorda la sorte dei lavoratori della Valsugana e dell’Altipiano di Asiago – minatori anch’essi, spaccapietre, pastori o venditori ambulanti di stampe – mirabilmente narrata dal grande Mario Rigoni Stern nella sua trilogia composta dalla Storia di Toenle, L’Anno della vittoria e Le stagioni di Giacomo. Qui, però, entra con prepotenza l’elemento fantastico: nelle profondità delle miniere, infatti, si annida una spaventosa, letale, creatura mitologica. “Giovanni, guardandosi intorno notò solo Bastian, ma di Guido nemmeno l’ombra. Tornando indietro sui suoi passi, trovò della cenere. Lo trovò alquanto strano, poi si ricordò di una storia che gli avevano raccontato quando era bambino: la storia del basilisco, una creatura mitologica che sembrava un drago, ma con la testa da gallo e una coda di serpente. Si narrava che chi lo aveva guardato negli occhi, ne era rimasto pietrificato o incenerito”. È attraverso il coraggio e l’amore, sembra suggerire il narratore, che si possono sconfiggere anche i mostri – o gli incubi – per elevare la propria condizione a un livello superiore. È una lezione che vale per i minatori del tempo in cui su Trento regnava un Vescovo-Principe, e rimane valida anche oggi per ognuno di noi.

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Vincitore categoria 11-15 CHIARA DEL CORNO con "Alba"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Nel suo racconto Alba, Chiara Del Corno accetta la sfida di una narrazione realistica in prima persona. A differenza di tanti giovani narratori, però, Chiara non mette in scena il proprio alter ego, ma proietta la storia nell’interiorità di un uomo adulto, sposato, e più precisamente uno scalatore. Questi, nell’apprestarsi a una nuova impresa, valuta la profondità della pace domestica che sta per lasciarsi alle spalle e soppesa i pericoli con i quali, volontariamente e per l’ennesima volta, è in procinto di misurarsi. Con grande consapevolezza, il narratore ci trasmette un messaggio profondo: è anche la sofferenza, o meglio l’accettazione della fatica e del rischio, che contribuisce a tenerci vivi. “Sapevo cosa dovevo trovare là fra le mie vette: quella bellissima, chiara felicità che solo la consapevolezza della libertà può regalare. Eravamo anime errabonde, noi scalatori, che amavamo fermare la nostra vita, alcuni per un pomeriggio, altri per sempre e contemplare le nostre dolci vallate, le nostre montagne, la nostra neve, i nostri sentieri e accarezzare con lo sguardo tutto ciò che ci circondava”. Come il protagonista del racconto di Chiara, anche noi siamo talvolta chiamati a lasciarci alle spalle le certezze e la quiete, gli affetti e il focolare domestico, per avventurarci nella terra selvaggia, dove siamo chiamati a misurarci senz’altre garanzie se non quelle fornite dall’esperienza e dal buon senso con l’immensa bellezza del mondo. È il senso più profondo dell’avventura e, forse, l’unica vera condizione per sentirci persone libere.

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Vincitore categoria 11-15 GIACOMO RINALDO con "Raggio di lupo"
La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Col suo racconto Raggio di lupo, Giacomo Rinaldo ci trasporta in un passato mitico e in un luogo che non ci è dato individuare con certezza sulle mappe. Il giovane protagonista, Sjaell, vive di caccia come tutta la sua gente. È una caccia antica, paziente e faticosa, portata avanti con arco e frecce, a base di appostamenti pervicaci e inseguimenti selvaggi. Perché accontentarsi di una pernice quando appare un cinghiale? Abbatterlo significherebbe non soltanto procurarsi cibo in abbondanza, ma anche ottenere un riconoscimento, vedere l’orgoglio negli occhi del proprio padre. Ecco perché Sjaell non ci pensa due volte e si lancia con un balzo fulmineo sulle peste del mammifero. La sua battuta di caccia, però, si trasforma in un viaggio d’altro genere: un percorso iniziatico verso la consapevolezza. “Se i riflessi si espandevano come una cascata rimbalzando sulle rocce fino ad affievolirsi sulle cime degli abeti più alti, il vero nucleo della luce era una sorta di sfera pulsante di chiarore e calore, sospesa a due piedi da terra. Ciò che aveva colpito più il ragazzo era il fatto che il raggio emetteva sì una luce fortissima, ma riusciva a guardarlo senza strizzare gli occhi: era come se avesse deciso, senza averlo mai visto, che Sjaell era amico e si lasciava osservare. E che magia! Il bulbo sprizzante luce continuava a cambiare forma, a seconda di come il ragazzo se lo immaginava: ora un orso, ora una quercia, ora un’aquila che sbatteva le ali infuocate”. Come il giovane cacciatore preistorico, anche noi possiamo trovare il senso più profondo del nostro esistere interrogando la luce del sole e la forma delle montagne, la direzione delle corrente e la forza del vento sulla pelle: la natura è prodiga di risposte, per chi sa interrogarla col giusto rispetto e impiegando con cura le parole più adatte, come ha fatto Giacomo nello scrivere questo racconto.

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Premio Aquila Studens

La tesi premiata quest’anno vince un fondo pensione aperto PensPlanPlurifonds di ITAS Vita del valore di 1.500 euro:

Giuseppe Albanese, corso di laurea in valorizzazione e tutela dell'ambiente e del territorio montano, Università di Milano,  "Modelli di gestione forestale applicati alla tutela e alla valorizzazione di ambiti di particolare pregio botanico: Il caso del Gaver"


Motivazione:

La tesi si segnala per la precisione, l’ampiezza dei dati raccolti e la chiarezza espositiva. La ricerca riguarda un territorio specifico, situato nell’alta valle del Caffaro (BS) all’interno di un’area di grande pregio naturalistico. L’obiettivo della tesi, cioè “fornire un modello di gestione forestale per il parco dell’Adamello”, è perseguito mediante un approccio interdisciplinare, naturalistico ma anche economico, in linea con i modelli attuali e capace di offrire prospettive concrete di sviluppo e gestione del territorio in forme sostenibili.


La Giuria ha selezionato e premiato, oltre ai vincitori, altri 16 racconti che costituiranno l'edizione 2016 del volume "L'avventura dell'altezza"

Nella categoria 11-15 anni:

- Folletto Stilton nel regno dell'Argentario di Alice Gius
- I tuoi colori, i tuoi profumi di Emma Aldegheri
- Il castello di Stetteneck di Francesca Luongo
- Il custode del mulino di Martina Guiotto
- La mia storia di Anna Donati
- Libera come una farfalla di Silvia Scavello
- Non ci sono vincitori, soltanto sopravvissuti di Selene Cailotto
- Principessa di Sara Alecci
- Solo noi di Jenny Bonetti
- Un dono speciale di Elisa Maugeri
- Voglia di vivere di Matilde Burato

Nella categoria 16-26 anni:

Il guardiano dei binari selvaggi di Manuela Ortis
La montagna che non c'è di Francesca Parisi
Lino, lupo solitario di Manuela Pomari
Caro diario di Giulia Guerra
Daria di Rosanna Pagano

Il Premio Salewa 2016 per il racconto più votato sul web va a ABRAM TOMASI con "Mezz'ora" (leggi il racconto). Abram vince una giornata da trascorrere in montagna con un testimonial Salewa.


A questo link, tutte le foto della giornata