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Come comunicare

Scrivere. E scrivere di montagna.

Come? Per chi? E, soprattutto, perché?

Perché scrivere è come andare in montagna.
Perché prima di partire, si decide dove andare, con chi andare; ci si prepara, ci si informa sui sentieri, sulle pendenze, sulle tappe intermedie.
Perché, fin che si va, si guarda qualche volta in su, per tenere sott’occhio la destinazione (il rifugio, la vetta, o semplicemente un bel posto); ma ci si guarda anche indietro, per godere della strada già fatta.
Perché, quando si arriva su, c’è insieme un senso di soddisfazione per la fatica fatta, di godimento per aver concluso. C’è la contemplazione dall’alto della meravigliosa bellezza di ciò che ci sta attorno, più in su ancora, e più in giù. C’è la contemplazione della bellezza che generiamo dentro di noi, per quello che, camminando, abbiamo vissuto e creato.

Si arriva, ci si ristora, si parla.
E poi si ripercorre la strada in giù o si prosegue per altre mete.
E quando si ritorna a casa si riconsidera il percorso; si pensa ad un’altra uscita o a rifare la stessa, magari con qualche variante.

Così è la scrittura: un salire e scendere, un andare e tornare nei solchi delle parole, dove c’è studio e preparazione, fatica, contemplazione della bellezza: che c’è attorno a noi e dentro di noi, che nasce dalle parole che descrivono, raccontano, immaginano il nostro essere umani dentro la natura e dentro l’umanità.
Scrivere è sempre un cammino. Di vita.