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Vincitore “Premio ITAS”

Le antiche vie
Robert Macfarlane
Giulio Einaudi Editore

Il libro

«Gli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell'erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio. È facile tuttavia dimenticare questa nostra predisposizione naturale, dal momento che oggi i nostri viaggi si svolgono per lo piú sull'asfalto e sul cemento, sostanze su cui è difficile imprimere una traccia.?Molte regioni hanno ancora le loro antiche vie, che collegano luogo a luogo, che salgono ai valichi o aggirano i monti, che portano alla chiesa o alla cappella, al fiume o al mare».?Robert Macfarlane è l'ultimo, celebrato poeta della natura, erede di una tradizione che da Chaucer fino a Chatwin e Sebald è capace di trasformare una strada in una storia, un sentiero su un altopiano in un viaggio nella memoria.?Riallacciando l'ancestrale legame tra narratore e camminatore, Macfarlane compie il gesto piú semplice, eppure oggi anche il piú radicale: quello di uscire dalla sua casa di Cambridge e iniziare a camminare, a camminare e osservare, a osservare e raccontare. Battendo i sentieri dimenticati di Inghilterra e Scozia, l'antico «Camino» di Santiago, le strade della Palestina costellate di checkpoint e muri di contenimento, gli esoterici tracciati tibetani, Macfarlane riesce, come un autentico sciamano, a far parlare paesaggi resi muti dall'abitudine, a dare voce ai fantasmi che li abitano, a leggere per noi i racconti con cui gli uomini hanno abitato il mondo.

Motivazione

Robert Macfarlane, trentottenne originario del Nottinghamshire, è quello che, per i parametri italiani, sarebbe definito un giovane prodigioso. 

In realtà, la sua produzione letteraria è il prodotto dell’incontro fra la migliore educazione britannica – ha studiato a Oxford e Cambridge, dove attualmente insegna – e un gusto personale per i viaggi nella natura, ereditato con i geni familiari e perfezionato nel corso degli anni.Alpinista, escursionista, esperto di geologia, botanica e zoologia, in patria è noto come documentarista per la BBC e scrittore di viaggio; in particolare, è autore di una fortunata trilogia di libri dedicati al paesaggio e all’influsso che questo esercita sul cuore degli uomini. Di fronte a The old ways: a pilgrimage on foot, presentato al pubblico del nostro Paese come Le antiche vie, la nostra giuria, sempre sensibile agli autori che amano viaggiare con uno zaino in spalla, si è trovata ad acclamare all’unanimità il talento, la documentazione e la prosa potente e precisa di Macfarlane, che in qualche centinaio di pagine riesce a rivoluzionare il panorama dei libri dedicati all’antica arte del camminare.

Il libro nasce da una domanda esplicita, e un’altra segreta: qual è la reciproca influenza che esercitano gli uni sugli altri i luoghi e le persone? In altre parole, come reagiamo all’influenza del paesaggio? E perché decidiamo di modificarlo – o siamo chiamati a modificarlo – in un modo o nell’altro, tracciando percorsi che resteranno a disposizione dei nostri eredi?

Questo per quanto riguarda la parte esplicita della sua tesi, ma la vera questione alla quale Macfarlane sembra rispondere riecheggia nell’antico domandare dei pellegrini medievali. Cur stamus? Cur non imus? Perché restiamo qui? Perché non andiamo?
Consapevole del fatto che si cammina sempre sulle tracce di chi ci ha preceduto, che siano animali selvatici appena transitati in un campo innevato, oppure i nostri nonni lungo i sentieri di montagna che hanno amato, i popoli di mille e duemila anni fa o addirittura gli uomini preistorici, Macfarlane ha deciso di ripercorrere alcuni degli antichi percorsi a suo giudizio più significativi.
Viaggiamo con lui lungo antiche rotte sacre della vecchia Inghilterra, per isole remote al largo della Scozia, lungo il Cammino di Santiago e in Palestina, e intanto ascoltiamo i suoi racconti sorprendenti, veniamo messi a parte delle sue illuminazioni, e ci auguriamo che il nostro peregrinare, condotto in una compagnia così piacevole, non abbia mai termine.
E quando finalmente arriviamo all’ultima pagina delle Antiche vie, come quando si giunge all’arrivo delle migliori escursioni, ci resta la voglia di bere una birra insieme al nostro accompagnatore, di esternargli la nostra gratitudine, e di sapere quando si ripartirà insieme.



Vincitore “opera prima”

Ti scriverò dai confini del cielo
Tanis Rideout
Edizioni Piemme

Il libro

8 giugno 1924. Sull’Himalaya, due uomini tentano la scalata della vetta più alta del mondo, l’ultima ancora da conquistare. A Cambridge, una donna comincia una giornata uguale a tante altre: il mercato, la cura dei figli e della casa, le visite degli amici. E l’attesa febbrile di una lettera del marito, di cui non ha notizie da troppo tempo.?Quando è partito, George Mallory ha promesso alla moglie Ruth che non avrebbe mai smesso di scriverle. Le ha promesso che, arrivato in cima all’Everest, vi avrebbe posato una sua foto. E che, dopo, sarebbe tornato da lei, per non partire mai più. Per mesi Ruth si è aggrappata a quelle parole, che su fogli leggeri hanno attraversato oceani e continenti. Le ha cullate come uno scampolo di intimità, le ha custodite come un segreto, una parte di George soltanto sua.?Quell’8 giugno, Ruth non sa ancora che il destino si è già compiuto, e che al termine di quelle ventiquattro ore ne riceverà infine notizia. Il nome di George Mallory sta per passare alla Storia, ma sarà lei a portare nel cuore ciò che appartiene solo a loro due.?Ti scriverò dai confini del cielo è una grande storia d’amore tra un uomo e una montagna, la storia di una folle sfida dal prezzo troppo alto. Ma è anche il resoconto straordinariamente autentico e commovente di un altro amore: quello tra George e Ruth, spezzato da qualcosa di troppo grande per entrambi.

Motivazione

Tanis Rideout vive in Canada, dove è nota per la sua produzione poetica e il suo impegno ambientalista.

Nel 2012 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Above all things, giunto l’anno successivo nelle librerie statunitenesi e britanniche, e più di recente nel nostro Paese col titolo Ti scriverò dai confini del cielo, e si è immediatamente affermata come narratrice grazie a questo testo delicato e immaginifico, che il Premio ITAS è lieto di consacrare e far conoscere anche in Italia.
Il merito principale di Tanis Rideout, dal punto di vista della giuria, è stato quello di misurarsi da un punto di vista nuovo con una storia d’alpinismo letteralmente leggendaria. Parliamo qui del tentativo britannico del 1924 di conquistare la vetta dell’Everest, che aveva come uomo di punta George Mallory e si concluse in maniera tragica, pur lasciando a lungo il dubbio se il “Tetto del mondo” fosse stato raggiunto oppure no.
Non è facile, affrontare una storia del genere, sulla quale tanto si è speculato e sulla quale sono già stati scritti decine di libri, ma l’autrice ha sparigliato le carte raccontando la storia dal punto di vista femminile, ovvero da quello della moglie di Mallory, che aspetta il suo ritorno in Inghilterra e, fra speranze e presagi, racconta la loro storia d’amore; ai capitoli narrati dalla donna si alternano partizioni “in presa diretta” che raccontano le fasi salienti della spedizione, fino alla inevitabile tragedia finale, raccontata senza alcun sensazionalismo, ma intrisa anzi di una profonda pietas.
In questo modo, e grazie a una scrittura davvero alata, Tanis Rideout abbatte i confini fra i generi: il suo libro non è un mero reportage alpinistico, né una semplice storia d’amore, ma il grandioso affresco di un’epoca affascinante, e la storia di una doppia sfida, quella rivolta alla montagna e quella che tocca ogni coppia quando si tratta di fare i conti con le difficoltà, l’abbandono e la nostalgia. Come giuria di un premio letterario, non ci prendiamo la responsabilità di stabilire se gli amori perfetti siano soltanto quelli che vivono nel ricordo, ma siamo lieti di promuovere Ti scriverò dai confini del cielo come una storia esemplare, e di consigliarla di cuore a tutti gli amici – e le amiche – del Premio Itas.



Vincitore “narrativa per ragazzi”

I lupi arrivano col freddo
Sofia Gallo
Edizioni EDT

Il libro

I lupi arrivano d'inverno, scendono a valle, cercano prede. I lupi arrivano affamati, attaccano, fanno paura. Così sono i lupi che incontra Fuad: uomini crudeli, che conducono vite oscure e nascoste, perennemente in fuga, che lo rapiscono per farne un perfetto guerrigliero. Fuad è preda prima della rabbia, poi della paura e di un senso d’impotenza che lo annienta. Ma due ragazzi uniti a lui dal caso gli fanno ritrovare se stesso e la voglia di reagire: i tre stringono una forte amicizia, e insieme percorreranno una gran parte della Turchia orientale, terra dalla realtà divisa. Qui, intorno al lago Van, convivono le due anime del paese, quella turca e quella curda, in un contrasto sovente sopito, a volte esplosivo, a volte appianato con intelligenza, ma pur tuttavia perennemente presente; sarà quel contrasto a segnare la strada al protagonista e a dettare l’epilogo del racconto. Un racconto fatto di fughe, inseguimenti, amori, amicizia; un’avventura che si snoda tra paesaggi mozzafiato e piccoli villaggi, scandita dagli incontri con persone di straordinaria umanità. Una narrazione tesa e appassionante sino al finale liberatorio, occasione di riscatto per Fuad e inizio di una nuova vita.

Motivazione

Sofia Gallo è un nome noto da oltre vent’anni a insegnanti, studenti e appassionati di letteratura per ragazzi, a causa della sua prolifica e fortunata produzione di testi narrativi dedicati ai più giovani.

La giuria ha ritenuto all’unanimità che I lupi arrivano col freddo sia meritevole di aggiudicarsi il Premio ITAS 2015 riservato alla narrativa per ragazzi, non solo per la pulizia della scrittura e la scorrevolezza del ritmo narrativo, ma anche per il valore educativo della vicenda di Fuad, il ragazzo curdo protagonista della storia, che si profila come un vero e proprio romanzo di formazione nel solco dei grandi classici di questo genere, da Oliver Twist a Martin Eden.
L’ambientazione esotica, in una terra insanguinata dagli scontri fra guerriglia separatista e forze di sicurezza turche, è tutt’altro che un pretesto: crescere fra queste montagne significa conoscere sin da giovanissimi la violenza e la sopraffazione, e si è chiamati a compiere scelte determinanti in un’età in cui i ragazzi italiani sono ancora protetti nel nido della famiglia.
Ecco perché è bene che leggano questa storia: affinché non diano per scontata la fortuna che è toccata loro, e si preparino a un’età nella quale dovranno, come scriveva il padre dello scautismo Lord Baden-Powell, “guidare da soli la propria canoa”.