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Nominati i vincitori del Premio ITAS Montagnavventura 2019

Il premio è costituito, come ogni anno, da un fondo pensione aperto Plurifonds di ITAS Vita del valore di 1.000 euro


VINCITRICE SEZIONE A

"Paesaggi perduti"

di Karin Vardanega

Abbiamo deciso di premiare il racconto “Paesaggi perduti” per la sua narrazione delicata ed originale, capace di far trasparire la sensibilità del giovane autore o autrice. Il racconto si distacca dai soliti cliché narrativi, proponendo un nuovo punto di vista: quello della neve, una neve che inizialmente si pone quasi come un narratore onnisciente, del tutto consapevole di cosa gli uomini e l’intera natura pensino di lei, eppure ancora capace di stupirsi e di addolorarsi alla vista dei suoi amici alberi che giacciono privi di vita a terra, sradicati dalla furia della tempesta. Il testo racconta infatti di come la prima nevicata dell’anno, al suo arrivo, si renda conto di quanto il paesaggio sia cambiato a causa della devastazione, e ci mette a parte della sua desolazione. Risaltano l’accurata ricerca del linguaggio e l’utilizzo di metafore tutt’altro che banali (gli alberi, ad esempio, vengono paragonati a sentinelle e a soldati sempreverdi), che contribuiscono a rendere le descrizioni presenti nel racconto molto evocative, riuscendo a far arrivare al lettore la sensazione di forte tristezza provata dalla neve stessa. Anche il linguaggio usato, ricco, seppur scorrevole, è in ottimale armonia con il tema trattato".

Qui il racconto.


VINCITRICE SEZIONE B

"Una notte a San Candido"

di Vittoria Cavosi

Il racconto “Una notte a San Candido” si è distinto per la qualità e il ritmo della sua narrazione, che riesce a toccare un argomento delicato pur rimanendo leggera e piacevole. La storia si sviluppa su due diversi piani narrativi: la cornice racconta della gita in montagna della narratrice e di suo padre, la narrazione incastonata al suo interno, invece, è il racconto che il genitore fa alla figlia delle sensazioni provate quando, ancora giovane, vestiva la divisa dell’esercito. È utilizzato un linguaggio pulito e scorrevole, piacevole alla lettura. Seppur non descritto esplicitamente, risulta esserci un bel rapporto di complicità tra la protagonista e il padre che crea, almeno nella cornice narrativa, un’atmosfera positiva e spensierata. Anche l’argomento trattato nel “racconto interno”, pur se meno allegro, è trattato in modo tale da non stonare con il tono più “leggero” del resto della narrazione. Le dettagliate descrizioni contribuiscono a contestualizzare il racconto, rendendo il lettore ulteriormente partecipe delle vicende”.

Qui il racconto.


VINCITORE SEZIONE C

"Il bosco degli abeti"

di Giovanni Conzon

La tecnologia tradisce, non solo i giovani, ma qualche volta anche chi lo è meno. Ma se questa sembra essere la (facile) morale del racconto, in realtà ciò che lo segna è il rapporto di fiducia che lega le diverse generazioni di nonno, figlio e nipote. Di fronte al pericolo c’è non solo la calma che il più anziano trasmette, c’è pure la scoperta improvvisa (e provvida) dell’aiuto paterno. Il tutto collocato nel percorso di riscoperta della montagna e della scoperta della propria meraviglia di fronte a ciò che nuovo non è ma che è guardato, questo sì, con occhi nuovi”.

Qui il racconto.


VINCITRICE SEZIONE D

"Storia di una discesa"

di Caterina De Biasio

Un viaggio, tra Montagna e Pianura con la relativa risalita, in una dimensione come onirica, in cui la Parola è letteralmente cibo e tutto trasuda di letteratura. Tra vie D’Annunzio o Tacito (‘vie’, non ‘strade’), sottoboschi Rodari e un fiume di Calvino, si viene come travolti da un flusso di pensieri (e parole), che hanno come guida e valore la Montagna vs la Pianura, l’altezza della parola e la confusione babelica che là di sotto regna. Non ‘è forse una vera conclusione, ma, forse, nemmeno serve”.

Qui il racconto.