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Vincitore "narrativa"
Il Legame
Simon McCartney
Alpine Studio

Il libro

Quarant'anni fa due giovanissimi alpinisti, l'inglese Simon McCartney e il californiano Jack Roberts, si incontrarono casualmente in un bar a Chamonix e, scoperta un'affinità di aspirazioni e di capacità, si lanciarono in una serie di scalate audaci che culminarono con l'ascensione della difficilissima parete Nord del Mount Huntington in Alaska, che fino a oggi non è ancora stata ripetuta. Forti del loro successo e del loro affiatamento, i due amici scelsero una meta ancora più difficile, la parete Sud Ovest del Denali, la montagna più alta del Nord America. Ma a circa 6000 metri di altezza, Simon venne colpito da edema cerebrale. Sarebbe morto sicuramente, ma Jack fece miracoli e riuscì a salvarlo. Dopo quell'incidente e la faticosa guarigione, Simon abbandonò completamente l'arrampicata e anche il mondo della montagna. Trent'anni dopo gli capitò di incontrare del tutto casualmente un alpinista che nominò Jack, e tutt'a un tratto Simon si rese conto di avere seppellito una parte importante della propria vita, un legame profondo, che però non si era mai spezzato. Nella sua mente riaffiorarono i dettagli delle ascensioni compiute con Jack, soprattutto le due scalate delle grandi pareti dell'Alaska, il successo sull'Huntington e la tragedia sul Denali. Ormai non poteva più fuggire per dimenticare. È così che Simon McCartney scrisse questo libro.

Motivazione

 “Per me l’alpinismo fa parte del passato e questa è una realtà che devo accettare. Come un amante che è stato rifiutato, ho la sensazione che a rifiutarmi sia il mondo della montagna”. Scrive così Simon McCartney per spiegare in sintesi ciò che gli è avvenuto una volta rientrato alla vita normale dopo lo scampato pericolo di morte sul Denali. Questo libro si può dire che abbia quindi due fuochi: uno è il “dopo”, narrato a inizio e in conclusione del libro; il secondo è il “durante”, cioè nella fase della gioventù di McCartney, alla fine degli anni ’70. Due sono anche i protagonisti: lo stesso autore e il compagno di scalate Jack Roberts, scomparso alcuni anni fa. Doppia anche la componente narrativa, che si nutre di ampi stralci dei diari dello stesso Roberts. Ma unica, in tutti i sensi, è la capacità di recuperare, a così lunga distanza, il senso di ciò che era stato quel sodalizio, traguardato con gli  occhi di un oggi che rimane sempre presente. Così riesce a dare compiuta visibilità alle imprese di allora, alla successiva rinuncia e a un ritorno finale che chiude un cerchio, ma in modo imperfetto, così come in fondo accade sempre nella vita. Ne esce un racconto dallo stile e dal tenore lontani dall’autocelebrazione quanto vicini invece allo spirito libero che caratterizza il modo di vivere l’alpinismo di un personaggio anomalo come Simon McCartney. Per questo la giuria ha unanimemente deciso di assegnarli il Premio ITAS 2019 per la sezione narrativa.

 

Vincitore "non narrativa"
Eravamo Immortali
Manolo
Fabbri Editori

Il libro

Manolo. Il Mago. O, semplicemente, Maurizio Zanolla. Un ragazzo cresciuto in un ambiente che vedeva le montagne solo come fonte di pericoli, e che un giorno, quasi per caso, ha scoperto il fascino della roccia. Un mondo verticale retto da regole proprie, distante da costrizioni e consuetudini della società, capace di imprimere una svolta al suo destino. Così, al rumore della fabbrica e a una quotidianità alienante si è sostituito il silenzio delle vette. Uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali, che ha contribuito a cambiare per sempre il volto dell'arrampicata, racconta per la prima volta come ha scelto di affrontare le pareti alleggerendosi di tutto, fino a rifiutare persino i chiodi. Nella convinzione che la qualità del viaggio fosse più importante della meta, e che ogni traguardo portasse con sé una forma di responsabilità. La famiglia, gli affetti, le esperienze giovanili, gli amici delle prime scalate, le vie aperte spesso in libera e in solitaria, il tentativo di conquistare gli ottomila metri del Manaslu, fino a "Eternit" e "Il mattino dei maghi": Maurizio Zanolla ripercorre gli anni - tra i Settanta e gli Ottanta - che l'hanno portato alla celebrità. Non un elenco di scalate, o delle vie più difficili, ma l'affresco delle esperienze più significative, più intense e toccanti, di una vita vissuta alla ricerca dell'equilibrio.

 

Motivazione

Dopo aver liberato l'arrampicata dal peso dell'alpinismo classico, Manolo libera anche la letteratura alpinistica dai suoi eroi, dalle sue imprese, perfino dalle sue cime e pareti. Ha scritto di sé rinunciando a celebrare le grandi scalate, e raccontando invece di un bisogno e di una ricerca: il bisogno di libertà e la ricerca di un modo di vivere autentico e pieno. 
Intorno, per una volta, non ci sono nevi e ghiacci ma un paese in rapido cambiamento e un'epoca tumultuosa, le fabbriche e i movimenti di piazza. C'è un figlio dell'Italia più trascurata e marginale che sceglie di andare in montagna per sottrarsi a un destino già scritto, e che in montagna trova la sua strada. In questo senso “Eravamo immortali” risulta una lettura capace di regalare al lettore la sensazione piena della meraviglia: non ci troviamo ad ammirare tanto la descrizione delle imprese che compongono l’impressionante curriculum dell’autore, quanto le sensazioni del ragazzo che arrampicando si eleva sopra il disagio che assedia un’intera generazione, gravata dal peso dei propri sogni e dalla certezza di vivere in un’Italia disperatamente conformista e provinciale. Manolo ci scorta con la sua scrittura, capace d’immagini felici e spiazzanti, dalle marachelle d’infanzia alla scoperta della passione politica, dalle ebbrezze collettive alla ricerca personale, dal sogno hippie del viaggio verso l’India misteriosa ai progetti perseguiti sulle montagne di casa alla ricerca dell’eccellenza. Ed eccellente risulta anche la trama della sua narrazione, capace di delineare con nitore episodi che conquistano il lettore e s’impongono come tasselli d’un mosaico elegante: non già monumento autocelebrativo, ma romanzo di formazione nel suo senso più nobile e pieno. 


Vincitore "narrativa per ragazzi"
K2. Storia della montagna impossibile
Alessandro Boscarino
Rizzoli

Il libro

"L'alpinismo è prima un sogno, poi un'impresa, infine un racconto. Ma è prima di tutto un sogno, il sogno di una montagna. Perché una montagna è anche di chi non è mai arrivato in cima, di chi l'ha vista solo disegnata, di chi l'ha amata dentro un libro. In questo libro c'è il sogno del K2." (Paolo Cognetti). Secondo Reinhold Messner è il più inespugnabile tra gli Ottomila, molto più impegnativo dell'Everest. Ecco perché per rendere omaggio al mito del K2 un libro tradizionale non basta. Alessandro Boscarino ha realizzato un serpente di carta che, dispiegandosi per ben sette metri, ricostruisce con mappe, splendide foto d'archivio e percorsi dettagliati un secolo di sfide tra i ghiacci: dalle spedizioni ottocentesche di scienziati e cartografi all'avventura ad alta quota di Walter Bonatti e il portatore hunza Mahdi, che nel 1954 permisero a Lacedelli e Compagnoni di conquistare la vetta per la prima volta nella storia. Un'esperienza di lettura immersiva, che fonde grafica, fotografia, illustrazione e racconto. Un monumento di carta alla memoria di questo gigante di roccia, pericoloso e irresistibile.

 

Motivazione

Non bastano le dimensioni per fare un grande libro. Alessandro Boscarino però ci riesce. Alla guida di un team che comprende i disegnatori Marco Camandona, Alexandre Jubran e Mike Hall, con la collaborazione per i testi di Mirella Tenderini, ha realizzato l'opera editoriale che forse è stata più recensita lo scorso inverno, tra quelle dedicate alle montagne, non solo sulle riviste e i blog specializzati. Il risultato è sì un volume che fatichi a sistemare in libreria, ma soprattutto l'esempio di come si possa oggi inventare ancora qualcosa di nuovo in questo ambito, purché si usi per prima cosa la fantasia. Un libro-gioco, ed è per questo che lo abbiamo voluto premiare nella categoria dedicata ai ragazzi. Un libro di cui non smetteresti di girare le pagine, che ti diverti a squadernare, ti invita a immaginare, salendoci con le dita, le grandi imprese vissute sui fianchi della seconda montagna della Terra, come fosse una di quelle carte topografiche a tre dimensioni che un tempo erano esposte nei corridoi di qualsiasi scuola. 
Un libro però non solo per lettori acerbi, che invece stimola la curiosità degli adulti, anche se del K2 sei convinto di sapere quasi tutto.


Menzione Speciale Trentino
Abschnitt. Adamello 1915-1915
Tommaso Mariotti e Rudy Cozzini
Parco Naturale Adamello Brenta


Motivazione

Il tema della Guerra Bianca in Adamello è stato oggetto di approfondite ricerche, trattato in numerosi studi, documentato in tanti libri. Ma il lavoro di Mariotti e Cozzini non si sovrappone a iniziative già editate, va invece a riempire uno spazio finora poco o nulla esplorato, quello dell’esercito asburgico, con un approccio molto rigoroso che si dota di una ricca, spesso inedita   documentazione e che si struttura in quattro capitoli, ognuno dedicato ad un anno di guerra, e con successivi approfondimenti tematici ( ben 14)  fra i quali risaltano le opere campali, gli acquartieramenti, le teleferiche e le telecomunicazioni, i cimiteri di guerra, che danno un ulteriore potente e assai stimolante contributo alla lettura di quanto accaduto e di ciò che rimane visibile ancora oggi. Non è un’opera per addetti o per soli appassionati: è un lavoro che si offre alla lettura di ogni persona che voglia affrontare la Guerra Bianca da una prospettiva diversa e comprendere la complessità delle operazioni militari e quanto lavoro di profonda trasformazione dell’alta montagna abbia richiesto il fronte più alto, ma anche il costo umano per migliaia di soldati costretti ad un conflitto ai limiti del sovrumano. Per interpretare con maggior chiarezza e rendere ancora più leggibile l’imponente documentazione molta della quale proviene dall’Österreichisches Staatsarchiv di Vienna, Mariotti e Cozzini hanno elaborato una innovativa presentazione cartografica realizzata con la sovrapposizione delle carte militari con le foto satellitari attuali. Per quelle cime percorse più di cento anni fa dalla fine del conflitto un importantissimo contributo a costruire memoria e un monito a non ripetere simili orrori.


 

Giuria:
Enrico Brizzi, Paolo Cognetti, Leonardo Bizzaro, Lorenzo Carpanè, Linda Cottino, Danilo Zanoni, Gian Mario Villalta, Claudio Bassetti, Luana Bisesti.