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E' arrivata "L'avventura dell'altezza"!


11 luglio 2014

E’ a disposizione, per tutti coloro che invieranno una richiesta a premioitas@gruppoitas.it, una copia di “L’avventura dell’altezza”, il volume cartaceo che raccoglie 21 tra i migliori racconti arrivati in due edizioni di Montagnav(v)entura.

La presentazione è a cura del nostro Enrico Brizzi, presidente del Premio che da ormai due anni partecipa animatamente a tutte le nostre iniziative.

Ecco il suo testo completo:

IL SUPERFLUO E L’ESSENZIALE
Ci sono momenti, rari quanto fertili, nei quali il mestiere che pratichi sin da ragazzo è capace di regalarti emozioni forti e inattese, degne dei vent’anni.
Ricordo di avere avuto un soprassalto, quando il mio amico e socio Samuele mi comunicò della proposta di ITAS Assicurazioni: «Vorrebbero rilanciare il premio letterario legato alla loro sigla» spiegò, «e credono che, alla luce del tuo curriculum e dei tuoi viaggi zaino in spalla, saresti la persona giusta per presiedere la giuria».
Ora, di premi letterari è pieno il Paese, ma non mi sfuggì nemmeno per un momento che l’invito in questione era molto particolare: il premio trentino è un riconoscimento glorioso, dedicato sin dal 1971 a un settore assai specifico e stimolante della produzione letteraria, ovvero il “libro di montagna”, e fra i grandi nomi chiamati in passato a presiedere la giuria spicca il nome di un autore specialissimo come Mario Rigoni Stern.
Il mio debito nei suoi confronti si era aperto a dodici anni come lettore – che bello, mi dicevo, trovare uno scrittore che sa raccontare di com’è vivere all’aria aperta, e conosce l’odore dei boschi e delle montagne, gli animali e gli alberi… – ed è aumentato nel corso delle stagioni, man mano che mi rendevo conto del suo ruolo unico nel panorama letterario italiano, così prodigo di intellettuali ripiegati su se stessi e le proprie scrivanie, ma dolorosamente spopolato di Uomini in grado di raccontare il corso delle stagioni, la pace e la guerra, la vita e la morte. Avere l’opportunità di conoscerlo dal vivo e pranzare con lui e la sua signora, a un’edizione del Salone di Torino che vide una delle sue ultime partecipazioni, fu un grande onore e rappresentò la conferma di quel che si intuiva dalle sue pagine: scrivere, per i Grandi, è una necessità e non mezzo, in ogni caso mai un calcolo.
Essere chiamati a prendere il posto di uno dei tuoi miti personali può far tremare le vene dei polsi, ché ogni paragone suonerebbe impietoso, ma la lezione di Rigoni Stern riguarda anche un altro aspetto al solito ignorato dalle patrie lettere, ossia il coraggio.
Ne è servita una buona dose, per accettare di presiedere – anche se io preferisco il verbo “coordinare” – una giuria di autori, giornalisti ed innamorati della montagna ai quali, senza falsa modestia, non sono degno di allacciare gli scarponi, se non altro perché sono tutti più esperti di me.
Di rado al più giovane del gruppo viene affidata la bandiera della spedizione, eppure ogni tanto succede; questa è stata la mia sorte e, con entusiasmo, ho accettato l’incarico che mi era stato proposto.
In fondo, per giudicare testi letterari che hanno la montagna come teatro, non serve necessariamente essere alpinisti da settimo grado o arrampicatori su ghiaccio; quel che si richiede è l’amore per gli spazi aperti e per i viaggi avventurosi, e per i libri che ne danno conto in maniera sincera. Da questo punto di vista, mi sentivo preparato. E come vent’anni prima, all’inizio della mia carriera nel mondo della narrativa, mi sono ritrovato a fare amicizia con persone più mature, scoprendo affinità inattese grazie a un rapporto che si è sempre mantenuto sincero e informale, come accade quando ci si trova a passare la notte in un rifugio o una locanda isolata, inaccessibile ai mezzi a motore, e si finisce per condividere le proprie esperienze con gli altri viandanti di passaggio fino a sentirli fratelli e sorelle, ché in fondo vi sentite fra pari, ed è un sollievo scoprire che ritenete essenziali le stesse cose. Spegnere il rumore di fondo della vita di città, in primis, scandita dalla suoneria isterica dei telefoni intelligenti e dagli aggiornamenti di stato sui social network, per regalarsi momenti – a volte momenti lunghi come un’intera spedizione, o un viaggio a piedi di parecchie settimane – nei quali tornare a sentirsi piccoli di fronte alle meraviglie del Creato, uguali nella fatica, non dissimili dagli uomini e dalle donne di mille anni fa.
In questo senso, puoi persino meravigliarti che altri, più giovani, ti riconoscano come una possibile guida, e che ritengano preziosi i tuoi consigli.
E così il cerchio si chiude: da Mario Casella e Tony Howard, vincitori nel 2013 con i resoconti di due grandi spedizioni – rispettivamente nel Caucaso e in Norvegia – sino agli adolescenti che hanno partecipato coi loro primi racconti al Premio Montagnav(v)entura, senti di avere trovato persone con le quali lo scambio è non solo possibile, ma sempre fertile, per il semplice fatto che la montagna chiama tutti noi a deporre il superfluo, il volgare e il transitorio, per risvegliare i nostri sensi, e confrontarci con l’Autentico e l’Essenziale.

Enrico Brizzi
Presidente del Premio ITAS del Libro di Montagna e di Montagnav(v)entura


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