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Premiati i finalisti del concorso Montagnav(v)entura 2017. Il premio per i vincitori è costituito, come ogni anno, da un fondo pensione aperto PensPlanPlurifonds di ITAS Vita del valore di 1.000 euro

Vince la sezione “fantasy” MANUELA ORTIS con “Una fiala su cento”

La motivazione del giurato Lorenzo Carpanè:

Il racconto è costruito sul genere fantasy, ma con venature ironiche che ne arricchiscono la tessitura. Il titolo richiama le fiale magiche che due streghe ottengono utilizzando l’acqua di un lago parlante. Lugarezia, una delle due, vorrebbe abbandonare la montagna dove vivono per potersi godere una meritata pensione. Il lago riesce a convincere Lugarezia a rimanere, proponendole uno scambio, che prevede un ben preciso impegno da parte della strega, quello di difendere la montagna da chi la insudicia.

Una narrazione quindi con una morale ben precisa, forse scontata per chi la ama. Meno scontato, e qui sta uno dei valori del racconto, la capacità di combinare appunto due generi diversi. Da apprezzare anche le scelte linguistiche, sia di lessico che di sintassi, che rendono il testo gradevole alla lettura, leggero senza essere banale.

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Vince la sezione “r@cconto” Davide Di Maio con “Cloni a metà”

La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

I ragazzi di oggi vivono specchiandosi senza sosta nel display del telefonino…
Non distinguono la realtà dal mondo governato da freddi algoritmi dei social network…
Non si credono vivi se non possono condividere in diretta emozioni e meraviglia…
Passano così tanto tempo immersi in quel mondo parallelo che non sanno più gustarsi le sensazioni più autentiche…
Sono tutte frasi che abbiamo sentito dire tante volte, e chiunque abbia un figlio o un familiare giovane se le è lasciate sfuggire di bocca più d’una volta, al solito trovandosi combattuto fra la sensazione di enunciare una verità sacrosanta e la bruciante consapevolezza di avere appena parlato come una persona ormai anziana, superata degli eventi, un laudator temporis acti per il quale le cose di ieri erano migliori di quelle di oggi, e chissà dove si andrà a finire domani.
Con il racconto Cloni a metà la prospettiva si ribalta: non c’è traccia di moralismo, in questo racconto in presa diretta dalla cittadella della gioventù, e non c’è traccia neppure di un rimpianto per un passato che, fatalmente, il narratore non conosce.
A parlare è infatti un ragazzo, un “nativo digitale” che impiega abitualmente Facebook, Instagram, SnapChat e WhatsApp, e la storia si consuma tutta al tempo presente.
Fatte salve le estensioni elettroniche della sua persona, tuttavia, anche chi è cresciuto ai tempi dei prezzi in lire, del telefono pubblico a gettoni e delle lettere scritte a biro, si può ben ritrovare nelle sensazioni del protagonista.
In fondo, essere giovani è sempre lo stesso mestiere: si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, di guadagnare il rispetto dei propri simili, e di tormentarsi all’idea di come avvicinare una persona che ci sembra speciale.
E per quanto riguarda la dimensione social, la voce che narra questa storia è la prima a rendersi conto di come rappresenti soltanto un gioco, un’illusione, una forma di pubblicità a buon mercato per il nostro stesso ego. Ciò che si desidera davvero navigando nel lago nebbioso dello spleen giovanile non sono i like o altri segnali di approvazione impersonali, ma qualcosa che accomuna i ragazzi di oggi a quelli di venti, cinquanta, cento anni fa.
“Vorrei solo che qualcuno in questa tormenta mi prendesse per mano. Che mi portasse dove la neve cade così fitta che solo lui potrei vedere. E allora lo urlerei al vento, lo scriverei dove tutti possano vedere che anch’io ce l’ho fatta”

Il racconto si interrompe con l’irruzione della realtà, la necessità di uscire all’aperto e incontrare una persona in carne ed ossa; nella speranza di poter leggere in avvenire di questo rendez-vous, ringraziamo chi ha scritto questo racconto che ci apre gli occhi su quel che passa nella testa di chi ha poco passato alle spalle e tanto avvenire di fronte a sé. 

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Vincitrice categoria 11-15 MARIA ZECCHINI con “Un ricordo importante”

La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Un ricordo importante ci è sembrato meritevole di segnalazione in quanto si tratta di un racconto delicato e scritto con buona consapevolezza delle tecniche narrative.
Il primo aspetto che salta agli occhi è la scelta di identificare il narratore non già con una persona in carne ed ossa, ma con la montagna stessa: è lei a osservare i primi, incerti e talvolta commoventi, passi di un gruppo di ragazzi in escursione.
Come parla, una montagna? E cosa pensa di noi esseri umani?
Quella messa in scena nel racconto è una cattedrale di roccia, antica per natura, e quindi consapevole, ma alla sua saggezza non difetta un pizzico di ironia che rende piacevole la lettura e aiuta la caratterizzazione dei giovani alle presa con la loro piccola grande avventura lungo un sentiero che riserverà qualche sorpresa e più d’un batticuore.
Degna di menzione anche l’aggettivazione, ovvero l’abbinamento fra sostantivi e connotazioni degli stessi, che non è mai scontata: i “passi” sono “ciechi”, il risveglio più o meno “infausto”, la vecchiaia un abisso “nero”.
Il punto di forza maggiore, tuttavia, risiede nell’autenticità con la quale si presentano i sentimenti dei giovani escursionisti e le dinamiche interne al gruppo, che ci piacerebbe rivedere alle prese con un’altra avventura in una seconda e più estesa prova narrativa.

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Vincitrice categoria 11-15  MADDALENA ZAMBON con “Forse non è mai troppo tardi”

La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Nonostante la giovane età degli autori, ci sono racconti che si stagliano sulla massa degli altri per il coraggio con cui si attentano ad affrontare i misteri insondabili della vita, quelle che i filosofi chiamano “le cose ultime”: l’amicizia, la morte, la necessità di trovare la pace mettendo a tacere gli incubi che arrivano dal passato.
È il caso di “
Forse non è mai troppo tardi”, che intendiamo segnalare per lo slancio generoso con cui viene messa in scena la vita di un vecchio artigiano tormentato da un fantasma benevolo: le onde della memoria, infatti, gli continuano a portare davanti agli occhi l’immagine di un caro amico scomparso tanti anni prima, durante la stagione tragica in cui le montagne si erano trasformate in uno scenario di guerra.
A suggerirgli una via di fuga dai pensieri tormentosi che assediano la sua esistenza ormai al tramonto è la vita nuova che scorre nelle vene e illumina gli occhi del nipotino Matteo, un bimbo di sei anni in grado di tenerlo ancorato alla realtà del presente.
Dopo essersi specchiato nel suo volto l’anziano troverà l’idea che gli permetterà di riconciliarsi con le voci che lo chiamano verso il passato. Costruirà un oggetto speciale in memoria degli amici scomparsi ancora ragazzi, una creazione che è insieme “Portanomi, Portavalori, Portasogni.

Forse era veramente questa la sua intenzione. Affidare alla Natura i suoi amici morti, farli rivivere anche per un solo istante e poter dedicare loro quell'attimo perfetto in cui il Creato la creatura sembrano riconciliarsi“.
È con queste parole, tratte direttamente dal racconto, che il lettore viene definitivamente attratto nel mondo dolce e malinconico di un vecchio intenzionato a pagare un debito col suo passato per potersi rivolgere serenamente all’avvenire, un futuro che contiene la sua fine, per andarsene da questa terra in pace con gli uomini e con Dio.
La passione e l’abilità con cui si è affrontata una sfida così impegnativa ci fanno sperare che la stessa penna sarà in grado di produrre nuove storie in cui l’entusiasmo degli anni verdi si sposi con la volontà di esplorare e raccontare in maniera puntuale “il mondo dei grandi”.

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Vincitrice categoria 11-15 MATILDE APOLLONI con “Memorie di una marmotta”

La motivazione del presidente di giuria Enrico Brizzi:

Abbiamo giudicato “Memorie di una marmotta” il racconto migliore fra le centinaia che sono stati inviati dai ragazzi più giovani che hanno partecipato all’edizione 2017 di Montagnavventura perché si tratta di una narrazione lieve, piacevole e ben strutturata.
L’azione si svolge su due livelli.
Il primo dei piani narrativi è tecnicamente una cornice, che mette in scena la visita di una ragazza in biblioteca per effettuare una ricerca; incastonata all’interno di questa situazione c’è la storia sorprendente nella quale la giovane protagonista si imbatte sfogliando un antico documento. Si tratta, nientemeno, che di un resoconto della vita d’una comunità di marmotte alle prese con l’urgenza di liberarsi dalla spiacevole presenza di un gruppo di turisti invadenti.
Dalle
chansons de geste medievali ai romanzi di cappa e spada, dall’Isola del tesoro alle moderne avventure di Harry Potter il tema del ritrovamento di un documento raro e ricco di sorprese è un tema ben radicato nella tradizione narrativa europea. Fonte di conoscenza e insieme motore di ulteriori peripezie, la “lettera segreta” o il “libro nascosto” regala immancabilmente uno sguardo nuovo e sorprendente sul reale, e il diario dei simpatici animali che possiamo trovare a fischiare ritti presso le imboccature delle loro tane non fa eccezione.
A conquistarci sono state la capacità di immedesimarsi in una comunità di animali e il conseguente ribaltamento del punto di vista, il linguaggio fresco e il colpo di scena finale, che qui non riveleremo per non guastare il piacere della lettura; tutti elementi che contribuiscono a far nascere in noi un dubbio vertiginoso: e se la vita degli animali e quella degli uomini non fossero poi così diverse?
Non è che un’ipotesi alla quale il racconto accenna con garbo, fra le righe, ma tanto basta per farne un testo che incoraggia alla pacifica convivenza fra bipedi e quadrupedi nello scenario di una montagna descritta come luogo allegro, fertile, salvifico, tana di storie nascoste che possono rendere ognuno di noi una creatura migliore.

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Premio Aquila Studens

Quest'anno sono state premiate due tesi che vincono un fondo pensione aperto PensPlanPlurifonds di ITAS Vita del valore di 1.500 euro:

Rigon Greta Maria, corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni  e del territorio, Università di Trento, "Interpretazione di un paesaggio in trasformazione. Il caso del bacino di innevamento artificiale di Montagnoli".

Motivazione:

La tesi sa proporre una lettura di un caso specifico alla luce di una delle questioni forse oggi più rilevanti sul piano sociologico, cioè la relazione tra il processo di antropizzazione e la percezione del paesaggio. Tema rilevante, appunto, non solo in chiave di analisi dello stato attuale, ma anche delle prospettive future, al fine di definire possibili politiche di sostenibilità ambientale e di educazione al paesaggio. Lo studio è condotto con rigore scientifico, facendo ricorso alla migliore bibliografia oggi disponibile sul tema.

Sbrizza Giulia, corso di laura magistrale in Scienze forestali e ambientali, Università di Padova, "Le proprietà forestali collettive nella Regione Veneto, modelli di resilienza o "relitti del passato"?".

Motivazione:

La tesi, dopo un ampio e puntuale resoconto sullo stato dell’arte, propone un’analisi della funzione delle Regole nella realtà economica e sociale del XXI secolo, di cui mette in luce le potenzialità inespresse come anche i limiti di un istituto che ha origini lontane nel tempo.
Il risultato è uno studio significativo, che può essere assunto come punto di partenza per una più ampia riflessione su una forma di gestione del territorio che ha indubbiamente segnato la storia di alcune comunità dell’alto Veneto come anche di altri territori alpini.


La Giuria ha selezionato e premiato, oltre ai vincitori, altri 16 racconti che costituiranno l'edizione 2017 del volume "L'avventura dell'altezza"

Nella categoria 11-15 anni:

-       Katara la figlia dello spirito della montagna di Greta Molinari

-       Senza fiato di Matilda Abbati

-       Aspettami di Jenny Bonetti

-       L'abbraccio della montagna di Anna Pizzocri

-       Piacere, sono Baldo di Elisa Visentini

-       E così ho ritrovato me stessa di Benedetta Monti

-       Chiarimenti all'alba di Rosy Manganelli

-       Dispersi nella natura selvaggia del Friuli di Alessandro Querin

-       Il ritorno del padre di Sofia Varnier

-       La montagna dei pirati di Guido Dilan

-       Un viaggio speciale di Anna Facchin

-       La storia di Chiara di Eleonora Loca

-       Negli occhi di un soldato di Benedetta Barbetti


Nella categoria 16-26 anni:

-       La storia di Aron, cacciatore di spiriti di Lorenzo Pavesi

-       La leggenda di Montevì di Roberta Azzetti

-       Mistero di Giacomo Ruaro


Il Premio Salewa 2017 per il racconto più votato sul web va a MARTINO PIVA con "Non si può non lottare" (leggi il racconto). Martino vince una giornata da trascorrere in montagna con un testimonial Salewa.

questo link, tutte le foto della giornata.