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Premiati i finalisti del Premio ITAS Montagnavventura 2018. Il premio per i vincitori è costituito, come ogni anno, da un fondo pensione aperto PensPlanPlurifonds di ITAS Vita del valore di 1.000 euro. 

L’inferno sulla Terra di Jenny Bonetti – categoria 11-15

Questo racconto, benché scritto da una mano giovanissima, ci ispira il rispetto profondo che solo le riflessioni più profonde sanno evocare.

Si parla di guerra, trincee, assalti, reticolati, si descrive la grammatica del dolore che cento anni fa andava recitata lungo tutti i confini della Vecchia Europa.

Si combatteva all'ultimo sangue, si moriva sotto le granate, falciati dalle raffiche, avvelenati dal gas e dalle infezioni... Ma come si fa a distinguere, ci si chiede in questo racconto, un amico da un nemico? ''Nella notte spesso capitava che si spaventasse, non tanto per i botti, ma più per i suoi compagni, che nella penombra non sembravano umani. Capitava che li scambiasse per nemici, e questa cosa lo faceva riflettere. Al buoi chi poteva distinguere la divisa blu da quella verde? (...) E se fosse stato lui il nemico? Se non avesse parlato un’altra lingua e non fosse stato dall’altra parte, sarebbe potuto essere suo fratello''.

Il Puzzone di Giacomo Ruaro – categoria 16-26 umorismo

Compito della satira è castigare ridendo i costumi deprecabili, le soluzioni troppo facili, il moralismo da farisei.

In questo caso si parla esplicitamente di spazzatura, monnezza, rifiuti; di un'intera montagna, anzi, composta di lordure che gli abitanti d'un paesello si vedono crescere davanti a casa, giungendo all'idea tanto cinica quanto bislacca di sfruttare a fini turistici il loro Monte Puzzone.

Nello stile surreale della tradizione sudamericana o del primo Stefano Benni, si ride delle cose per mettere alla berlina le persone, i tanti, i troppi, che con le brutture ci convivono e addirittura le sfruttano, senza mai provare a fare ciò che spetterebbe in compito a ognuno di noi: lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato.

Profumo di Provenza di Paolo Bursi – categoria 16-26 r@cconto

La precisione è qualità fondamentale nella scrittura come nell'arrampicata, e in questo caso siamo di fronte a un ''recit d'ascension'' di rara efficacia.

La roccia non è semplice roccia. È: ''Calcare grigio, appoggiato, che più si erge in verticale e più vira colore passando dall’azzurro fino al giallo-marrone, segno di oltre-verticalità della parete''.

Le vie sono descritte con la passione di chi si approccia a un'attività, l'arrampicata, che non è solo sport ma s'impone come un vero e proprio stile di vita.

''Strapiombi nella prima parte, pareti verticali che terminano strapiombanti nella seconda e placche grigie e lisce nella terza, il termine del settore è determinato da un solenne diedro perennemente all’ombra''.

Scrittura controllata e potente - precisa negli appigli e negli appoggi, verrebbe da dire - immaginifica e urgente come sono urgenti le passioni che ci tengono al mondo.

Un grigio, malinconico acquerello di Maria Letizia Boscagin – categoria 16-26 fantasy

La delicatezza della scrittura riflette la purezza dello sguardo; solo un pensiero puro e pietoso, d'altronde, si presta a raccontare storie di lontananza, mancanza, dolore senza compromessi come quello di questo racconto.

La narratrice è una donna ormai anziana che molto tempo prima ha perso il suo amore, un ragazzo dagli occhi grigi con la passione per le ascensioni, abituato a legarsi in cordata fra amici e a bere insieme a loro per celebrare le imprese ben riuscite.

La montagna che ha fatto sentire appieno il senso della vita al giovane si è rivelata però il teatro della sua caduta fatale. Non la sua assassina, si badi bene, ma la testimone della sua fine.

Per questo la narratrice, che a sua volta sente la fine avvicinarsi, non la detesta né la maledice. Se la tiene vicina, anzi, e non smette di osservarla dalla finestra; la malinconia per lei non è veleno, ma nutrimento dell'anima.